PENSARE GLOBALMENTE MA AGIRE LOCALMENTE

Le Marche ripartono. La tutela delle eccellenze marchigiane del Made in Italy deve essere un obiettivo prioritario della nostra regione con il “glocalismo”. È un neologismo che nasce dalla fusione di due concetti: GLOBALE E LOCALE. Pensare globalmente ma agire localmente in modo da cogliere la vitalità economica del contesto del nostro territorio.

Le piccole e medie imprese non hanno bisogno solo di aiuti economici cosiddetti “a pioggia” ma necessitano d’integrazione all’interno di un sistema di tutela che le renda soggetti attivi:  sia nel caso di “terzisti” non proprietari di marchi famosi attraverso contratti che assicurino la continuità del rapporto di lavoro e corrispettivi di livello all’interno di un sistema “filiera” che permetta di completare il processo di lavorazione nel territorio marchigiano, sia come promotori di un proprio brand attraverso canali più efficienti che permettano loro di entrare direttamente nei mercati internazionali riducendo le tempistiche di questo processo.

Le Marche ripartono e dopo questo periodo di grande incertezza dovrebbe ripartire anche il mercato del lavoro. In questa fase, non posso non pensare a tutte le persone che lo hanno perso già prima della Covid per cui, ad una situazione deficitaria, si è aggiunta un’aggravante.

Una società che punta all’inclusione dovrebbe ricollocare la fascia debole degli “over 50” secondo un principio di continuità lavorativa che permetta loro di riacquistare dignità con un contratto di “Restituzione delle competenze” che agevoli la transizione verso la pensione e al tempo stesso le aziende nella contribuzione.

Questa categoria di lavoratori, rappresenta un valore prezioso d’intelligenza da spendere nel nostro tessuto economico. La cosiddetta “Knowledge”, conoscenza da trasmettere alle giovani generazioni, oggi non viene valorizzata adeguatamente e spesso siamo di fronte a persone con grandi competenze trasversali che non trovano ascolto perché viviamo in un sistema culturale che è interessato più all’età anagrafica che alla valorizzazione delle abilità e conoscenze.

Ripartiamo con la tutela della filiera locale, rafforziamo i nostri marchi sui mercati e favoriamo la diffusione delle conoscenze trans-generazionali a vantaggio della competitività dei nostri prodotti sul mercato globale.

Alimentazione: epidemie e cambiamenti climatici.

L’epidemia COVID 19 è legata allo stile alimentare che si sta diffondendo nel mondo. Infatti, il consumo eccessivo di proteine della carne, soprattutto in paesi come India e Cina, incrementa il numero degli allevamenti intensivi verticali.

Se la domanda di carne aumenta, aumentano anche gli allevamenti. In Cina oltre alla carne di allevamento, vengono vendute nei mercati anche carni selvatiche come appunto il pipistrello. Probabilmente, durante la macellazione è avvenuto un contagio diretto dal pipistrello all’uomo. Questo contagio è avvenuto attraverso il virus, un parassita che ha bisogno di attaccare altre cellule per modificarsi. Il coronavirus è in realtà molto diffuso e la parte esterna, costituita da glicoproteine, gli permette di attaccarsi ai ricettori delle cellule del corpo umano entrando di conseguenza nella cellula stessa. Approfondite la glicoproteina S “spike” in questo link dell’università Vita e Salute San Raffaele https://www.unisr.it/news/2020/3/viaggio-al-centro-del-virus-come-e-fatto-sars-cov-2

Nei pipistrelli, il coronavirus aveva una corona esterna che principalmente non era in grado di attaccare l’uomo, però accade che le parti esterne di questa entità biologica mutano (così dette proteine – chiave) fino a quando non trovano la chiave giusta per entrare nella cellula ospite. Il virus di seguito muta a sua volta, in base all’ospite.

Correlazione tra epidemia e alimentazione

La crescente richiesta di proteine di origine animale è sempre più alta: si parla di un consumo medio di 22 Kg all’anno per singolo individuo e la Cina e l’India si avvicinano a questo numero, con 1 miliardo e mezzo di individui. L’industria alimentare ha risposto al mercato, in Cina e Amazzonia, con gli allevamenti intensivi verticali che sono stati definiti gli “hotel per animali” i quali hanno favorito la deforestazione dei territori circostanti, come potete vedere nella foto al link dell’articolo del Sole 24 Ore https://guidominciotti.blog.ilsole24ore.com/2018/05/12/in-cina-gli-hotel-per-maiali-allevamenti-intensivi-alti-13-piani/  e conseguentemente, anche la  promiscuità con un contatto più diretto tra animali selvatici e allevamenti.

La domanda crescente di proteine animali e la diretta ripercussione sull’ambiente

Gli allevamenti intensivi sono grandi produttori di gas serra con un impatto importante sull’ambiente: si pensi che il trasporto incide sull’atmosfera solo per il 13,5 % mentre gli allevamenti tra il 18% e il 50%. In Italia l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) indica che le voci più pesanti delle sostanze sospese nell’aria (da qui particolato PM) sono il riscaldamento e gli allevamenti intensivi animali. https://senzanubi.wordpress.com/2019/03/02/ispra-inquinamento-riscaldamento-38-auto-9-energia-4-8/

Deforestando grandi zone in Asia, sud America e Amazzonia abbiamo come effetto una ripercussione diretta sull’ambiente con minore assorbimento di C02 (l’anidrite carbonica prodotta dall’uomo) da parte delle piante e minore rilascio di OSSIGENO.

Il paradosso: sfruttamento ambientale e animale

L’83% dei campi coltivati nel mondo, è utilizzato per ottenere mangime per gli allevamenti intensivi e solo una piccola parte di esso, è coltivato, per uso alimentare. La soia contiene alte quantità di proteine vegetali ma noi non le ingeriamo direttamente attraverso la nostra alimentazione: da 100 gr di proteine vegetali otteniamo solo 5 gr di proteine animali. Ciò significa, che la quantità di terre da coltivare per allevare gli animali, deve aumentare sempre più.

Mentre negli allevamenti intensivi verticali, in cui le superfici sono sempre più ridotte e milioni di animali sono sempre più esposti a malattie, si risolve il problema, con la somministrazione di antibiotici e con la selezione genetica ed incroci di razze. Lo sfruttamento è spinto al massimo livello: animali più resistenti e maggiore produzione di latte, dopo solo 5 anni, vengono macellati perché improduttivi. Che fine farà questa carne?

Link per approfondimenti:

https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/inquinamento-smog-riscaldamenti-allevamenti-intensivi-polveri-sottili-pm-particolato/4eb39bde-39f5-11e9-a27a-3688e449a463-va.shtml

https://www.raiplay.it/video/2020/04/Report—Siamo-nella-ca-9b8ee8fb-0021-4fdb-904c-f85206f30de7.html

https://espresso.repubblica.it/visioni/scienze/2014/07/15/news/agricoltura-cosa-rischiamo-con-gli-ogmdi-manuela-giovannetti-1.173269

L’ipocrisia dell’opera

La cultura dello scarto. E’così che inizia l’invettiva di Papa Francesco nei confronti di quei politici IPOCRITI che parlano della crisi e intanto continuano a vendere le armi.

Lo scarto nei confronti della vita umana, intende il nostro Francesco, a partire dalla selezione della specie nell’utero, quando si rispedisce al mittente il dono. I senza tetto rimangono in quarantena “senza un tetto lo stesso” nonostante alberghi vuoti, del resto noi delle zone terremotate l’abbiamo vissuta sulla nostra pelle la cultura dello scarto, con intere famiglie che hanno perso casa, equilibrio e lavoro per non parlare dei ghetti “preconfezionati” sotto gli occhi di tutti che erano già colpiti, in tempi non sospetti, dal “distanziamento sociale”.

Il virus è democratico, mi viene da dire, colpisce tutti ricchi e poveri e io pur essendo agnostica non posso che ammirare Francesco, quando è seriamente preoccupato per quei personaggi politici che vogliono affrontare la crisi, parlando della fame nel mondo mentre vendono armi, e dice: “Dio perdona sempre, noi qualche volta, la natura mai”.

Ma questi politici li troviamo ovunque: nelle piccole città di provincia, nelle Regioni, nel Parlamento italiano, in Europa. Elogiano gli “angeli degli ospedali” o “gli eroi” mentre si prestano a riempire i giornali con sorrisi, strette di mano e taglio di nastri. – Tutto per il bene della collettività – s’intende, ma loro non si tagliano un centesimo.

Regola e Paura: estremi.

Prosegue,il discorso di questo grande uomo e arriva a auspicare se non una conversione al cattolicesimo, almeno una conversione all’ecologia. Di solito, si riflette sulle cose quando vanno storte e quando accade qualcosa di terribile, la coscienza collettiva cerca rimedi ed è sdegnata. Il senso di colpa è il lato nobile della vicenda perché ricorda la presenza più o meno oscura di una regola, poi c’è il lato meno nobile e insidioso che è quello della paura. E’la stessa paura per la propria vita e per il domani, che fa mettere mano ai problemi ambientali.

Come dice Francesco, abbiamo una memoria selettiva. Chi parla più degli incendi in Australia? Del fatto che il Polo Nord è divenuto navigabile perché il ghiaccio si è sciolto?

Continua il Papa, dicendo che, in queste fasi di grande incertezza, bisognerà mettere in campo tutta la nostra inventiva e creatività per una “retribuzione universale”.

L’uomo in fondo è buono e viene reso malvagio solo dalle circostanze. Se così fosse, sarebbero necessarie solo circostanze giuste per mettere in atto tutta la sua bontà. Ma la bontà o la malvagità umana non possono essere, secondo me, ricondotte esclusivamente alle circostanze. Né, la rimozione di tutti gli ostacoli verificatisi, deve essere un aspetto che riguardi esclusivamente il progresso scientifico.

È ironico il fatto che il concetto di progresso sia nato nella sfera morale. Forse, il progresso morale, non è andato di pari passo con quello intellettuale e scientifico?

storia di un’estrazione a sorte e di privilegi

Frediana Capone

“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”

In un periodo così devastante per la vita della Repubblica democratica fondata sul lavoro, in cui la sovranità appartiene al popolo, in cui oggi il bollettino di guerra ha registrato oltre 10.000 morti per COVID- 19 e in cui viene chiesto uno sforzo a commerciati, imprenditori, agricoltori, liberi professionisti di dover andare avanti con seicento euro al mese, al momento garantiti per il mese di Aprile, perché il lavoro, si proprio quello su cui si fonda la nostra Repubblica, potrebbe essere perso per sempre da una grande fetta di italiani, VOI come fate a non dare l’esempio attraverso un atto di grande democrazia e civiltà, ma soprattutto di responsabilità, come fate ad andare avanti senza tagliarvi il cosiddetto “indennizzo”?

Quando pensiamo alla democrazia non possiamo fare…

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IL FINE è LA SALUTE: IL MEZZO dovrebbe essere LA SANITÀ (non si parla di COVID 19)

La massa degli individui è più sensibile al timore della punizione rispetto alla luce della ragione ed è per questo, che le leggi dello Stato, pur essendo coercitive, educano i cittadini sulla via delle buone abitudini.

Cosa c’entra questa premessa con la sanità?

C’entra, perché in questo caso, pur avendo i cittadini osservato le buone regole delle leggi dello Stato, si scoprono vulnerabili di fronte a un sistema che invece di tutelarli nella sfera più intima della propria persona, li considera come mezzi e non come fine.

Il mercato della Salute

Come saprete tutti la Sanità è materia regionale. Si sente spesso parlare di: budget, tagli, trasferimenti, assunzioni, sussidiarietà orizzontale da parte dei privati. Interessante quest’ultimo aspetto: la nostra Costituzione vuole che la Sanità sia svolta solo dai privati o ammette anche che ci siano enti pubblici a svolgere l’attività sanitaria? Può il potere pubblico offrire la prestazione attraverso i privati? comma 4 art 118 D.Lgs 502/92

Personalmente, nel corso di molti anni, è capitato più volte di dovermi sottoporre ad una visita specialistica e dato che il macchinario si trovasse in ospedale, la prassi comune era: passare prima da visita specialistica in professione privata; scavalcare tutto l’iter di prenotazione presso il servizio sanitario pubblico; essere dirottata direttamente da lì a pochi giorni nel reparto pubblico specifico e nel mio caso sostenere il doppio del costo per di più, a distanza ravvicinata. Ora, se la Costituzione intendesse questo, proprio non so dirvelo.

La mia Regione

Dopo cinque anni disastrosi per la sanità della mia regione mi chiedo, come mai, il Presidente non sia riuscito ad individuare nel suo entourage un professionista tale da poterlo aiutare, dato che ha assunto lui stesso il ruolo di assessore regionale alla Sanità. Mi chiedo anche, come mai, la mia Regione non abbia adottato un piano sanitario regionale entro un anno, termine previsto dalla legge, che permettesse alla regione di accreditare nuove strutture http://www.parlamento.it/parlam/leggi/deleghe/99229dl.htm Il comma 17 dell’art. 1 del D.lgs. 19 giugno 1999, n.229 lo dice chiaramente che non è consentito.

Non raggiungiamo, nei dati del monitoraggio LEA 2018 http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=3582, la sufficienza su pazienti anziani con frattura del femore che devono essere operati entro due giorni, in quanto la precocità dell’intervento ha un’importante riflesso sulla salute degli anziani.

L’indicatore relativo al numero di esami di risonanza magnetica per cento abitanti non raggiunge la sufficienza, forse le assurde attese incentivano i servizi a pagamento dei privati? Non vanno bene neppure gli indicatori relativi all’area materno infantile, infatti si effettuano troppi tagli cesarei (il Ministero mette la soglia al 20% e siamo al 25,5%) e la quota di neonati pre termine è troppo alta nei punti nascita senza terapia intensiva neonatale (soglia nazionale al 18% e nella nostra regione saremmo al 36%).

Perché regrediamo mentre gli altri crescono?

Il tempo d’intervento nel servizio di emergenza territoriale è di diciassette minuti ed è al limite della media nazionale nonostante ci sia stato un “sovradimensionamento” del personale. Quest’ultima parola fa da ponte ad un’altra nota dolente, quella delle assunzioni irregolari. Il Resto del Carlino di Ancona del 23 aprile 2018, riporta un fatto accaduto nel 2016, http://www.gdf.gov.it/stampa/ultime-notizie/anno-2016/giugno/operazione-easy-job-truffa-aggravata-ai-danni-dello-stato la guardia di finanza ha segnalato all’autorità giudiziaria 53 dirigenti regionali che hanno permesso l’assunzione a tempo indeterminato di 776 lavoratori a tempo determinato con contratti a termine senza svolgere regolare concorso pubblico.

Per ciò che riguarda la mobilità sanitaria, la mia regione nel 2018 ha una perdita di quasi 70 milioni di euro di finanziamento grazie alla “fuga” dei cittadini verso i servizi sanitari di altre regioni, qui potete leggere i dati https://www.marchesanita.it/home/blog/nel-fondo-sanitario-2018-per-la-regione-marche-70-milioni-di-euro-in-meno-per-il-saldo-negativo-di-mobilita

Poi sento parlare del progetto per la costruzione degli ospedali pubblici d’eccellenza, i “Poli” li chiamano, magari con il “buco” dentro, come la caramella. Mentre tutti gli ospedali delle zone montane e interne sono stati ridotti all’osso con evidente desertificazione.

Credo proprio che neanche i Cavalieri di Malta, insieme a quelli della Tavola Rotonda, riusciranno a difenderci.

5G: sperimentazione nei piccoli comuni

Già nel coro dell’Antigone di Sofocle (442 a.C.) troviamo un ammonimento sul potere e l’agire dell’uomo:

Con ingegno che supera sempre l’immaginabile, ad ogni arte vigile, industre, egli si volge al male ora, ora al bene

Cos’è il 5G

Una tecnologia che permette la connessione super veloce bypassando fibra, wireless, cavi, con grandi potenzialità soprattutto per prestazioni a distanza, come ad esempio: consentire a medici di operare un paziente oppure più banalmente annaffiare il nostro orto. Lo chiamano “internet delle cose” perché frigoriferi, lavatrici, telecamere di sorveglianza, autovetture saranno autonomi.

Chissà perché proprio loro?

E’stata avviata la sperimentazione di questa tecnologia ad insaputa di molti piccolissimi comuni montani dell’entroterra che non superano i 2.000 abitanti. In Abruzzo: Canistro, Morino, Introdacqua e Civita D’Antino quest’ultimo con 982 abitanti. La tecnologia rende possibile le connessioni super veloci, ma nel frattempo centoventi comuni d’Italia sono stati individuati come cavie. Mi balzano all’occhio dei dati: in Abruzzo ce ne sono undici, in Toscana uno, nel Molise sei, in Emilia Romagna tre, poi ci sono eccezioni come il Piemonte ma potete vedere l’elenco qui, in una delibera dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, https://www.mise.gov.it/images/stories/normativa/delibera-AGCOM%20231-18-CONS.pdf scorrete tutto il testo perché la parte sostanziale è in fondo. Controllate se c’è anche il vostro Comune. L’obiettivo è di arrivare a coprire l’80% della popolazione italiana entro il 2022. Il 5G divide sui consensi ma politica, università, industrie e istituzioni europee lo applaudono perché porterà 900 miliardi di crescita in Europa e 1,5 milioni posti di lavoro. Ma quanti soldi dovremo spendere in sanità?

Cosa ne pensa la comunità scientifica?

Nel 2017, centottanta scienziati e medici provenienti da trentasette paesi dell’unione europea si uniscono per fare un appello sui potenziali gravi effetti del 5G per la salute umana questo perché saranno implementate le antenne ogni 10-12 case aumentando massicciamente l’esposizione obbligatoria alle onde elettromagnetiche. Gli effetti includono: l’aumento del rischio del cancro, lo stress cellulare, l’aumento dei radicali liberi dannosi, danni genetici, cambiamenti strutturali e funzionali nel sistema riproduttivo, deficit dell’apprendimento e della memoria, disturbi neurologici e danni che vanno a coinvolgere anche ciò che mangiamo ossia piante e animali. Direi che abbiamo fatto tombola! Lo studio più grande del mondo svolto nel 2015 in USA sugli effetti di questa tecnologia, https://www.biorxiv.org/content/biorxiv/early/2016/05/26/055699.full.pdf mostra un aumento significativo dell’incidenza del cancro al cervello e degli animali esposti a EMF (campi elettromagnetici in gergo comune) e anche risultati di studi epidemiologici umani che dimostrano danni per la nostra salute. La LINEA GUIDA EUROPA EM-EMF 2016 dice che esiste una forte evidenza tra esposizione a queste onde elettromagnetiche e rischio di malattie quali: tumori, malattia Alzheimer, infertilità maschile e anche difficoltà di concentrazione, problemi del sonno, depressione, mancanza di energie, stanchezza e sintomi d’influenza.Qualcuno direbbe che esistono le linee guida sulla sicurezza ma, sempre nell’appello dei centottanta scienziati si dice a chiare lettere che, in realtà, esse proteggono solo l’industria e non la salute in quanto obsolete. Il documento si conclude, parliamo del 2015, con l’invito all’unione europea a prendere tutte le misure ragionevoli per fermare l’espansione delle RF-EMF (5G + 2G, 3G, 4G e WiFi) finché gli scienziati INDIPENDENTI  non fossero stati in grado di garantire che il livello totale di queste radiazioni non sia dannoso in particolare per: neonati, donne in gravidanza e ambiente.

L’appello degli scienziati dell’istituto Ramazzini ai parlamentari

La rivista scientifica dedica all’argomento la pagina di copertina nel N. 1/2019 con scritto “5G: il nostro appello al parlamento” a pagina quattro c’è un articolo della Dott.ssa Belpoggi, direttrice dell’area ricerca, che parla alla Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera per riferire dei suoi studi sugli effetti delle onde elettromagnetiche arrivando alla stessa conclusione dello studio sperimentale americano, avviato nel 2015, dove sono stati evidenziati gli stessi tipi di tumore del cervello e delle cellule di Schwann. L’articolo si conclude dicendo che i governi dovrebbero prendere tempo prima di avviare la diffusione delle onde millimetriche del 5G, in attesa di valutazioni accurate sulla pericolosità di questa tecnologia sicuramente innovativa ma sospetta di comportare problemi sulla salute.

A che punto sono i ponti definitivi per l’installazione? Sono già stati superati dai sessanta satelliti di Starlink?

TIM, l’ex monopolista di Stato, sperimenta questa nuova tecnologia per “servire” le aree montane e rurali con la quinta generazione di connessioni mobili attraverso ponti laser. Ora, non sono più cavie inconsapevoli per molti dei sindaci dei famosi centoventi comuni ma addirittura vengono “servite”. La tecnologia 4G si serve di costosi ponti radio ma, in questo caso, data la “richiesta prestazionale più consistente” del 5G si è “obbligati” a individuare alternative più consistenti. Il 23 maggio del 2019, l’azienda di Elon Musk ha lanciato 60 satelliti di Starlink, che sono solo una piccola parte dei 12 mila programmati per la copertura di internet a banda larga su scala planetaria prevista per il 2027, anche in questo caso gli scienziati che studiano il cielo con i radiotelescopi hanno motivo di preoccuparsi: non potremo più vedere la limpidezza e bellezza del cielo oltre ad avere un inquinamento elettromagnetico globale. A me viene in mente il film Interstellar. Ricordate come va a finire?

“SCOMUNITA’ europea”

La minuscola è voluta, mi rigirano in testa le parole ascoltate ieri dal premier Albanese Edi Rama, dirette, forti, lucide, una condanna esplicita nei confronti di un’europa che fa spallucce e che non si interessa della difficilissima situazione che grava su Italia e Spagna, dove la parola comunità appare ora come non mai abusata. L’unione oggi sembra solo un club di vecchi snob che guardano dall’alto dei loro bilanci (solo in parte a posto) i paesi più deboli lasciandoli al loro destino, come se questa peste si curasse con i bilanci.

La Merkel in Germania e Rutte in Olanda con la scusa della pressione sovranista interna e della atavica propensione tutta mediterranea della spritz fiscal economy dell’happy hour, ostacolano la possibilità di fare un passo che sarebbe veramente indice di comunità: la creazione degli ormai indispensabili EUROBOND con lo scopo di finanziare investimenti europei.

Perché la grande Germania non li vuole?

Forse ha paura di perdere la sua figura egemonica da padrona? Vuole continuare a trattare gli altri popoli come i figli della serva? Vuole imporre i saldi per fare shopping dei nostri asset strategici? Beh al diavolo!

La solidarietà è arrivata dall’Albania, con dignità ed eleganza, commozione e gratitudine per quel che l’Italia ha fatto in tempi anche recenti. Gli usurai della Bce, guidati da una vecchia signora francese col tatto di un fabbro che si improvvisa ginecologo ha vessato interi popoli, dando linfa al sentimento dell’antieuropeismo salvo fare un ridicolo passo indietro, mentre la sua amichetta presidente tedesca della Commissione europea ha parlato del nulla, in uno stentato italiano, senza prendere nessuna posizione che portasse sostegno al nostro Paese.

Naturalmente gli zerbini del Nord Europa si sono adeguati alle ambizioni egoistiche del Kaiser Anghela ed hanno rilanciato il loro rigorismo rendendo la vita difficile a tutti quei paesi che si affacciano sul mediterraneo, compreso il boy dell’Eliseo ora ben più mite, con buona pace di Gentiloni.

Torniamo a noi. Sono sicuro che ce la faremo e lo faremo da soli, nei momenti difficili ci rialziamo sempre, dobbiamo toccare il fondo per risalire. Leggo dei salti mortali fatti dai nostri medici, dai sanitari tutti, dagli ingegneri che dalle maschere da sub hanno realizzato dei respiratori, dai volontari con le mascherine fatte in casa, dagli italiani insomma, poi quando questa peste sarà finita spero che con un rigurgito di Italica dignità li manderemo dove meritano.

by Adriano Accardo

Nell’uomo la natura ha distrutto se stessa

Senza la biosfera cessiamo di esistere.

Ma ne siamo veramente consapevoli? Secondo me no, perché nella scelta tra l’uomo e la natura, l’uomo viene sempre per primo e la natura deve far posto a lui perché si crede superiore, ma oggi, la comunanza di destini tra uomo e natura, riscoperta per pericolo, ci fa riscoprire anche la dignità propria per la natura.

In questo secolo è stato raggiunto il punto, da tempo in incubazione, in cui il pericolo diventa palese e la situazione si fa critica. Il potere quando si unisce alla ragione implica una certa Responsabilità ma l’ampliamento di questo relativo potere è diventato potere di distruzione. La civiltà tecnico-scientifico- industriale ha raggiunto delle dimensioni smisurate e siamo di fronte ad una minaccia del sistema economico e biologico che pone le sue radici sull’incremento della quantità di beni pro capite, sul rischio dell’esaurimento delle risorse naturali limitate, sull’esplosione demografica che ridimensiona l’aspirazione al benessere.

Ma da che cosa ci si deve attendere quel potere capace di far recuperare all’uomo il controllo del suo potere?

Dovrebbe provenire dalla società, la stessa che ha perseguito l’ideale di un’economia libera costi quel che costi ma una società del genere dovrebbe adottare una disciplina sociale politicamente imposta che sia in grado di addossare al presente ogni sacrificio a vantaggio delle esigenze del futuro. Dovrebbe nascere un pensiero ideologico in cui l’economia dei bisogni si ponga in contrasto con l’economia del profitto.

Ma tutto dipende da ciò che viene considerato come bisogno.

In questo momento storico, il bisogno è dato dall’esigenza di posti letto in terapia intensiva, dalla disponibilità di personale medico e sanitario, ancora più banalmente il bisogno si concretizza in una “mascherina” per proteggersi dall’incubazione di un virus; e ancora, il bisogno è quello di garantire “soldi freschi” ossia liquidità da immettere nel circuito economico in modo tale da non far fallire reti di aziende e conseguentemente la burocrazia dello Stato e quello di scongiurare la fame nella popolazione.

Di questi tempi si è spesso discusso sul vantaggio di un potere governativo stile totalitario come il “modello cinese” in cui le decisioni del vertice non incontrano nessuna resistenza e possono realizzarsi nella piena attuazione. In questo caso, fortunatamente, siamo di fronte ad un potere totalitario ben intenzionato, perché animato da giuste convinzioni ma se ci trovassimo di fronte ad un élite che persegue l’economia comunitaria del profitto, che vuole assumersi la responsabilità “etica” del nostro futuro?

Se ci fosse, in questa élite del profitto, una sorta di utopia ben costituita con alla base un credo “moralista” per cui sopravvivere e subire delle perdite di vite umane giustificherebbe la realizzazione di un progetto futuro più grande, ossia un traguardo promesso al prezzo di alcune privazioni, forse, potrei capirlo, ma si tratterebbe comunque di un inganno di massa che farebbe leva su un principio paura.

storia di un’estrazione a sorte e di privilegi

“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”

In un periodo così devastante per la vita della Repubblica democratica fondata sul lavoro, in cui la sovranità appartiene al popolo, in cui oggi il bollettino di guerra ha registrato oltre 10.000 morti per COVID- 19 e in cui viene chiesto uno sforzo a commerciati, imprenditori, agricoltori, liberi professionisti di dover andare avanti con seicento euro al mese, al momento garantiti per il mese di Aprile, perché il lavoro, si proprio quello su cui si fonda la nostra Repubblica, potrebbe essere perso per sempre da una grande fetta di italiani, VOI come fate a non dare l’esempio attraverso un atto di grande democrazia e civiltà, ma soprattutto di responsabilità, come fate ad andare avanti senza tagliarvi il cosiddetto “indennizzo”?

Quando pensiamo alla democrazia non possiamo fare a meno di pensare ad Atene (800 a. C,) la polis per eccellenza, ci vengono in mente le famose agorà in cui i cittadini maschi si sfidavano a suon di dialettica: l’arte del saper parlare e convincere con argomentazioni valide.

Ma la democrazia è nata senza spargimento di sangue? Non è così, anche nella florida e pacifica Atene esistevano le caste, come esistevano in fin dei conti nell’antico Egitto in cui la società era appunto piramidale si nasceva e si moriva nella casta ereditandola; nell’induismo dove la reincarnazione dell’anima seguiva una “via terrena” che dipendeva dalla casta di appartenenza dalla quale era impossibile uscire; se nascevi in una casta elevata aspiravi alla purezza dell’anima per il resto non esistevano alternative. Nella società Assira esisteva la casta dei sacerdoti che aveva una grande autorità poiché depositaria dello studio degli astri.

Permettetemi una digressione: ovviamente, il concetto di casta, era contemplato al maschile, come il concetto di democrazia nella storia e come la gerarchia di potere nella religione. Erotodo nel libro “Le Storie” ci racconta che nella società assira ogni donna era costretta, almeno una volta nella vita prima di diventare sposa a compiere un sacrificio, quindi ad unirsi con uno straniero che, in cambio le lasciava una somma di denaro la quale non poteva essere rifiutata. Neanche le donne più ricche e belle potevano esimersi da questo destino. Le brutte al più rimanevano in attesa per anni.

Ma ritorniamo all’Atene democratica. Polis non è solo il centro urbano ma il concetto che vuole esprimere è la collettività dei cittadini, l’insieme di una comunità che deve partecipare alla vita politica. Ma come? Loro dovevano collaborare per garantire il buon funzionamento e il benessere della polis. Belle parole di ampio respiro comunitario, certamente, fin qui tutto bene fino a quando la classe sociale più ricca non iniziò a perseguire unicamente i propri interessi, riducendo il resto della popolazione in miseria. I ceti popolari iniziarono a mettere in discussione i privilegi dei potenti e la polis venne gradualmente riformata ma l’odio divenne profondo quando Solone nel 594 a.C. creò un consiglio di centinaia membri che avrebbero dovuto rappresentare e tutelare tutti i cittadini, anche quelli poveri. Infatti, nell’Atene democratica solo i membri anziani delle famiglie aristocratiche potevano eleggere gli arconti, ossia i governatori della città e certo, non andavano ad eleggere i maschi dell’ultima casta.

Ed è proprio qui che si ricorre al sorteggio per mettere fine all’odio.

Nel 508 a.C. Clistene, che era stato anche arconte e che doveva governare la città decise di ricorrere al sorteggio, costituendo un consiglio di 500 membri in modo da garantire la massima partecipazione possibile alla vita politica: qualsiasi cittadino sia residente in città che lungo le coste dell’Attica, indipendentemente dal suo livello di ricchezza, poteva entrar a far parte della bulè. Questa è la storia della polis democratica e qui risiede il concetto di benessere collettivo perché gli ateniesi divennero tutti ugualmente risposabili al buon andamento della vita politica.

Analogie e differenze con le democrazie contemporanee: esiste ancora la casta? Quasi tremila anni di storia dall’Atene democratica ma quella più evidente è la casta dell’aristocrazia politica. Abbiamo 630 deputati e 315 senatori, i parlamentari hanno l’immunità ossia la libertà di esercitare liberamente il proprio mandato senza essere sottoposti a persecuzione politica e se tradiscono l’elettorato invece di rinunciare alla carica possono passare al gruppo misto o ad altre coalizioni; possono essere eletti anche se hanno un procedimento in corso che non sia arrivato al secondo grado di giudizio; esiste, solo per loro, il quarto grado di giudizio in ordine alle misure riguardanti le libertà personali; viene erogato un vitalizio alla cessazione della carica e comunque al superamento dell’età anagrafica per deputati, senatori e consiglieri regionali; difficile decifrare lo stipendio di un parlamentare perché loro non hanno lo stipendio come i comuni mortali, ma hanno “l’indennizzo” e poi si aggiungono altri costi come “rimborsi” e “spese”, “diaria”, “viaggi” insomma si può dire che un deputato e un senatore prendono circa 12.500 euro netti al mese. Sono un totale di 11.812.500 euro netti al mese che lo stato italiano spende solo per il parlamento. Poi bisogna contare il governo e tutti i funzionari dipendenti dello stato.