luglio 2019

Questa è la data dell’incontro di 3 anni fa ad Ancona con il capo politico di un partito che pur essendo al governo cercava di rimettere insieme i “cocci rotti”. Iniziò tutto nel dicembre 2017, quando dai maggiori giornali nazionali risuonava a lettere cubitali il messaggio che per le parlamentarie 2018 ogni cittadino che avesse avuto voglia e volontà di avvicinarsi alla politica senza condanne di primo grado e tessere di partito, avrebbe potuto farlo come massima espressione di partecipazione democratica e attiva alla vita politica del bel Paese. Mi chiesi subito quanta verità ci fosse dietro le parole di un ragazzo che si assumeva la responsabilità di simili dichiarazioni; allora non feci altro che iscrivermi perché il giudizio è più autentico solo se si vive l’esperienza. Entrai nel mondo di un partito che faceva fatica a definirsi “partito”, in quanto incazzato e contrario a ogni pratica politica viziosa e consolidata che portasse avanti le solite logiche elitarie e asfissianti del clientelismo. Ogni persona vale uno, prendendo in prestito l’ideologia di Marx, però tu che sei entrata e che non sei nessuno e ti sei “permessa” di portare a termine l’iscrizione on line per le parlamentarie te la dovrai vedere con gli attivisti duri e puri che in questi anni hanno sgobbato al tuo posto. Quindi, distanziamento e osservazione per la nuova arrivata: logica del sospetto e dell’affronto tranne un paio di eccezioni. Era il clichè del gruppo che vuole sopraffare, chiuso nei propri circoli della sicurezza, nella propria verità, nella posizione di dominanza acquisita nei confronti dei nuovi arrivati. Si richiede di non essere se stessi ma uniformarsi allo stile di pensiero del gruppo. Debolezza tutta umana: il confronto diventa minaccia, rende gli animi più aggressivi e emerge l’individualismo a scapito dell’arricchimento reciproco. Come avrebbe fatto un “non partito” a governare il cambiamento dell’Italia con queste premesse? Un gigante non può avere un corpo esile che gli sostiene la testa. Subito dopo mi accorsi che il gigante dal corpo esile aveva attuato gli stessi meccanismi dei partiti politici pur essendo un “non partito”: circolavano voci di novelle fidanzate di portaborse di consiglieri regionali (con carichi pendenti da verificare) che si ritrovavano nel Palazzo come deputate; attiviste storiche e intellettualmente valide cancellate dal sistema garantista on line o messe da parte perché urlavano giustizia; altre voci di donazioni esose al “non partito” e di candidati con meno voti chiamati “direttamente” a sedere in poltrona; ex iscritti di sinistra e destra che “passando dal via” avevano ripulito il proprio passato (logica che è stata riciclata per il “mandato 0” che, dove tutto si può far credere, non ha valore e quindi non si somma a nulla);un sistema di votazione on line senza tracciabilità del proprio voto. Poi, inizia lo scandalo delle restituzioni, passaggi a gruppi misti, l’alto che non parla con il basso in quanto ha ben altro a cui pensare invece di essere a servizio di chi l’ha votato. Il Palazzo dà alla testa, come dice il buon Alessandro e, sarebbe stata meglio una dignitosa opposizione piuttosto che una disfatta. Brave persone deluse che si rifiutano di partecipare ai “gruppi di lavoro” che in realtà erano più gruppi di controllo. Ogni parola, frase, atteggiamento poteva essere segnalato all’assemblea dei “senza macchia”: gli uomini che si autodefiniscono onesti con la minaccia dell’espulsione o peggio della querela. Entrare a far parte di questo circolo vizioso vedeva sempre più ridotti i diritti di parola e pensiero che gli uomini liberi dovrebbero avere possibilità di manifestare. Soprattutto in presenza di una Costituzione che li tutela. L’assoggettamento psicologico per un ideale crea abnegazione a rischio della libertà di giudizio, che dovrebbe emanciparsi anche dall’ideale quando diventa falso, altrimenti non ci sarebbe coscienza critica e i liberi pensatori dovrebbero essere tutti giustiziati.

Riferimenti a fatti e persone sono del tutto casuali, la narrazione è di pura fantasia.

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