AMORE È LIBERTÀ: il mondo maschile ha paura di essere negato.

Di solito, siamo portati a pensare ad una forma di contrapposizione concettuale tra i due termini “maschilismo” e “femminismo” ma leggendo le loro definizioni, ci rendiamo conto che emerge in maniera evidente una verità: la donna non vuole affermare la sua superiorità rispetto all’uomo ma parità nei rapporti civili, economici, sociali e giuridici. Ironicamente, mi viene spontaneo aggiungere che non ha bisogno di pensarsi superiore.

Maschilismo = atteggiamento o forma mentis di presunta superiorità dell’uomo sulla donna.

Femminismo = movimento diretto a conquistare la parità dei diritti nei rapporti civili, economici, giuridici, politici e sociali rispetto all’uomo.

L’omosessualità: c’è un mondo maschile che ritiene di essere negato semplicemente perché una donna ama un’altra donna.

In Italia, perfino quando si parla di omosessualità ci si riferisce quasi sempre a quella maschile perché deve essere difesa, anche in questo caso, l’idea di macho e il lesbismo è una minaccia così forte che in alcuni paesi le donne lesbiche vengono stuprate in gruppo per essere corrette dalla “devianza”. Immaginate la situazione inversa, un gruppo di donne che violenta una coppia di uomini gay per rivendicare la femminilità come supremazia di controllo.

In Italia non c’è lo stupro correttivo ma c’è il “pensiero correttivo” per cui una lesbica è così perché non ha trovato il principe azzurro o perché è “un cesso” o perché è pervertita e non si può ammettere che una lesbica ama semplicemente un’altra donna quindi, pur nel rispetto, a lei l’amore di un uomo non serve.

… e questo aspetto, in Italia, riguarda anche la religione.

In Italia è più semplice perdere la fede e diventare atea piuttosto che perdere la propria identità e ciò accade perché il nostro Paese è fortemente cristianizzato rispetto ad altri paesi al mondo. Negli altri paesi il cristianesimo si è adattato a ciò che ha trovato, si è “inculturato” ossia si è mescolato, accettando così tante accezioni e forme di convivenza per cui, fortunatamente, esistono molti tipi di cristianesimi in base al paese in cui nasciamo.

In sostanza, voglio dire che Dio non dovrebbe essere messo in discussione perché si è omosessuali.

Il paradosso è che l’omosessuale maschio è all’interno di un sistema dove l’uomo ha più potere rispetto alla donna perché in un certo senso è più riconosciuto; se pensiamo al Simposio di Platone dove viene sviscerato l’amore sia passionale che celeste ci rendiamo conto che l’amore di cui si parla è solo quello tra uomini dove l’amante insegna all’amato la via per diventare un vero uomo. Alcibiade, irrompe durante il Simposio, tra gli effluvi del vino parla del suo amore per Socrate e del rifiuto del vecchio saggio. Nel IV secolo a.c. la donna non era considerata ma trattata come un animale domestico utile alla procreazione.

Il sistema di potere del maschio rispetto alla donna lo troviamo più tardi anche nel cristianesimo dove la donna ha una condizione servile e ancellare nei confronti dell’uomo di chiesa: le suore non vengono tutt’oggi retribuite per il lavoro che svolgono e devono mantenere “l’uomo di chiesa” pulendo, cucinando e facendo i lavori domestici. Le donne della chiesa non avranno una pensione mentre gli uomini di chiesa si, qualcuno dovrà farsi carico di loro e della loro sessualità non si parla mai, mentre della sessualità degli “uomini di chiesa” è pieno il mondo di scandali dalla notte dei tempi.

In Italia, come in molti paesi del mondo, esiste un sistema “multi oppressivo” che tende a sopprimere tutte le marginalità: le donne nel tempo hanno dovuto scegliere se lottare per la diseguaglianza sociale o se lottare per la PROPRIA diseguaglianza e le battaglie femministe per molto tempo sono state squalificate dagli uomini politici soprattutto di sinistra … ”Prima facciamo la rivoluzione interclassista, queste sono cose solo vostre…”  Insomma, battiamoci per la società dell’uomo, la donna può aspettare a casa come l’ancella.

La politica italiana è ancora molto indietro.

In Italia non viene riconosciuta ad una coppia lesbica unita in matrimonio il congedo parentale, la legge 104 del 1992 che riguarda l’integrazione sociale e i diritti delle persone disabili in questo caso chiude entrambi gli occhi. Non è ammissibile dividere una battaglia sull’uguaglianza sociale e civile in CARTEGORIE: per maschi, per donne, per gay, per lesbiche. Non basta riconoscere l’unione nel matrimonio per dare il contentino ma bisogna riconoscere i diritti civili.

Alcuni giudici in Italia, stanno facendo quello che la politica non ha il coraggio di fare: accettare nuove rappresentazioni di famiglia. La legge sulle unioni civili, infatti, non riconosce le famiglie omossessuali e i loro bambini (circa 100.000) che non sono entità astratte ma persone viventi. È come se nel codice civile si parlasse di matrimonio tra uomo e donna ma non una parola sui bambini di questa unione. In questo modo si condanna non alla morte fisica, come è successo in Brasile con il caso di Marielle Franco, ma alla mortificazione con insulti, minacce, additamenti.

IL CASO MARCHIGIANO

L’ultima frase la spenderò per il caso marchigiano: il provvedimento di rifiuto nell’applicazione del protocollo nazionale sulla contraccezione d’emergenza da parte del presidente della nostra regione lo ritengo offensivo e mortificante nei confronti del corpo e dell’intelligenza delle donne marchigiane.

Se volete lottare per la natalità, iniziate a fare la conta di quanti posti di lavoro le donne hanno perso a causa del solo fatto di essere in età fertile. Molte donne rifiutano la maternità perché non esiste ancora una parità nei diritti civili che permetta loro di essere indipendenti. Iniziate a trattarci come persone e non come animali da fecondare.

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