Alimentazione: epidemie e cambiamenti climatici.

L’epidemia COVID 19 è legata allo stile alimentare che si sta diffondendo nel mondo. Infatti, il consumo eccessivo di proteine della carne, soprattutto in paesi come India e Cina, incrementa il numero degli allevamenti intensivi verticali.

Se la domanda di carne aumenta, aumentano anche gli allevamenti. In Cina oltre alla carne di allevamento, vengono vendute nei mercati anche carni selvatiche come appunto il pipistrello. Probabilmente, durante la macellazione è avvenuto un contagio diretto dal pipistrello all’uomo. Questo contagio è avvenuto attraverso il virus, un parassita che ha bisogno di attaccare altre cellule per modificarsi. Il coronavirus è in realtà molto diffuso e la parte esterna, costituita da glicoproteine, gli permette di attaccarsi ai ricettori delle cellule del corpo umano entrando di conseguenza nella cellula stessa. Approfondite la glicoproteina S “spike” in questo link dell’università Vita e Salute San Raffaele https://www.unisr.it/news/2020/3/viaggio-al-centro-del-virus-come-e-fatto-sars-cov-2

Nei pipistrelli, il coronavirus aveva una corona esterna che principalmente non era in grado di attaccare l’uomo, però accade che le parti esterne di questa entità biologica mutano (così dette proteine – chiave) fino a quando non trovano la chiave giusta per entrare nella cellula ospite. Il virus di seguito muta a sua volta, in base all’ospite.

Correlazione tra epidemia e alimentazione

La crescente richiesta di proteine di origine animale è sempre più alta: si parla di un consumo medio di 22 Kg all’anno per singolo individuo e la Cina e l’India si avvicinano a questo numero, con 1 miliardo e mezzo di individui. L’industria alimentare ha risposto al mercato, in Cina e Amazzonia, con gli allevamenti intensivi verticali che sono stati definiti gli “hotel per animali” i quali hanno favorito la deforestazione dei territori circostanti, come potete vedere nella foto al link dell’articolo del Sole 24 Ore https://guidominciotti.blog.ilsole24ore.com/2018/05/12/in-cina-gli-hotel-per-maiali-allevamenti-intensivi-alti-13-piani/  e conseguentemente, anche la  promiscuità con un contatto più diretto tra animali selvatici e allevamenti.

La domanda crescente di proteine animali e la diretta ripercussione sull’ambiente

Gli allevamenti intensivi sono grandi produttori di gas serra con un impatto importante sull’ambiente: si pensi che il trasporto incide sull’atmosfera solo per il 13,5 % mentre gli allevamenti tra il 18% e il 50%. In Italia l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) indica che le voci più pesanti delle sostanze sospese nell’aria (da qui particolato PM) sono il riscaldamento e gli allevamenti intensivi animali. https://senzanubi.wordpress.com/2019/03/02/ispra-inquinamento-riscaldamento-38-auto-9-energia-4-8/

Deforestando grandi zone in Asia, sud America e Amazzonia abbiamo come effetto una ripercussione diretta sull’ambiente con minore assorbimento di C02 (l’anidrite carbonica prodotta dall’uomo) da parte delle piante e minore rilascio di OSSIGENO.

Il paradosso: sfruttamento ambientale e animale

L’83% dei campi coltivati nel mondo, è utilizzato per ottenere mangime per gli allevamenti intensivi e solo una piccola parte di esso, è coltivato, per uso alimentare. La soia contiene alte quantità di proteine vegetali ma noi non le ingeriamo direttamente attraverso la nostra alimentazione: da 100 gr di proteine vegetali otteniamo solo 5 gr di proteine animali. Ciò significa, che la quantità di terre da coltivare per allevare gli animali, deve aumentare sempre più.

Mentre negli allevamenti intensivi verticali, in cui le superfici sono sempre più ridotte e milioni di animali sono sempre più esposti a malattie, si risolve il problema, con la somministrazione di antibiotici e con la selezione genetica ed incroci di razze. Lo sfruttamento è spinto al massimo livello: animali più resistenti e maggiore produzione di latte, dopo solo 5 anni, vengono macellati perché improduttivi. Che fine farà questa carne?

Link per approfondimenti:

https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/inquinamento-smog-riscaldamenti-allevamenti-intensivi-polveri-sottili-pm-particolato/4eb39bde-39f5-11e9-a27a-3688e449a463-va.shtml

https://www.raiplay.it/video/2020/04/Report—Siamo-nella-ca-9b8ee8fb-0021-4fdb-904c-f85206f30de7.html

https://espresso.repubblica.it/visioni/scienze/2014/07/15/news/agricoltura-cosa-rischiamo-con-gli-ogmdi-manuela-giovannetti-1.173269

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