L’ipocrisia dell’opera

La cultura dello scarto. E’così che inizia l’invettiva di Papa Francesco nei confronti di quei politici IPOCRITI che parlano della crisi e intanto continuano a vendere le armi.

Lo scarto nei confronti della vita umana, intende il nostro Francesco, a partire dalla selezione della specie nell’utero, quando si rispedisce al mittente il dono. I senza tetto rimangono in quarantena “senza un tetto lo stesso” nonostante alberghi vuoti, del resto noi delle zone terremotate l’abbiamo vissuta sulla nostra pelle la cultura dello scarto, con intere famiglie che hanno perso casa, equilibrio e lavoro per non parlare dei ghetti “preconfezionati” sotto gli occhi di tutti che erano già colpiti, in tempi non sospetti, dal “distanziamento sociale”.

Il virus è democratico, mi viene da dire, colpisce tutti ricchi e poveri e io pur essendo agnostica non posso che ammirare Francesco, quando è seriamente preoccupato per quei personaggi politici che vogliono affrontare la crisi, parlando della fame nel mondo mentre vendono armi, e dice: “Dio perdona sempre, noi qualche volta, la natura mai”.

Ma questi politici li troviamo ovunque: nelle piccole città di provincia, nelle Regioni, nel Parlamento italiano, in Europa. Elogiano gli “angeli degli ospedali” o “gli eroi” mentre si prestano a riempire i giornali con sorrisi, strette di mano e taglio di nastri. – Tutto per il bene della collettività – s’intende, ma loro non si tagliano un centesimo.

Regola e Paura: estremi.

Prosegue,il discorso di questo grande uomo e arriva a auspicare se non una conversione al cattolicesimo, almeno una conversione all’ecologia. Di solito, si riflette sulle cose quando vanno storte e quando accade qualcosa di terribile, la coscienza collettiva cerca rimedi ed è sdegnata. Il senso di colpa è il lato nobile della vicenda perché ricorda la presenza più o meno oscura di una regola, poi c’è il lato meno nobile e insidioso che è quello della paura. E’la stessa paura per la propria vita e per il domani, che fa mettere mano ai problemi ambientali.

Come dice Francesco, abbiamo una memoria selettiva. Chi parla più degli incendi in Australia? Del fatto che il Polo Nord è divenuto navigabile perché il ghiaccio si è sciolto?

Continua il Papa, dicendo che, in queste fasi di grande incertezza, bisognerà mettere in campo tutta la nostra inventiva e creatività per una “retribuzione universale”.

L’uomo in fondo è buono e viene reso malvagio solo dalle circostanze. Se così fosse, sarebbero necessarie solo circostanze giuste per mettere in atto tutta la sua bontà. Ma la bontà o la malvagità umana non possono essere, secondo me, ricondotte esclusivamente alle circostanze. Né, la rimozione di tutti gli ostacoli verificatisi, deve essere un aspetto che riguardi esclusivamente il progresso scientifico.

È ironico il fatto che il concetto di progresso sia nato nella sfera morale. Forse, il progresso morale, non è andato di pari passo con quello intellettuale e scientifico?

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