Nell’uomo la natura ha distrutto se stessa

Senza la biosfera cessiamo di esistere.

Ma ne siamo veramente consapevoli? Secondo me no, perché nella scelta tra l’uomo e la natura, l’uomo viene sempre per primo e la natura deve far posto a lui perché si crede superiore, ma oggi, la comunanza di destini tra uomo e natura, riscoperta per pericolo, ci fa riscoprire anche la dignità propria per la natura.

In questo secolo è stato raggiunto il punto, da tempo in incubazione, in cui il pericolo diventa palese e la situazione si fa critica. Il potere quando si unisce alla ragione implica una certa Responsabilità ma l’ampliamento di questo relativo potere è diventato potere di distruzione. La civiltà tecnico-scientifico- industriale ha raggiunto delle dimensioni smisurate e siamo di fronte ad una minaccia del sistema economico e biologico che pone le sue radici sull’incremento della quantità di beni pro capite, sul rischio dell’esaurimento delle risorse naturali limitate, sull’esplosione demografica che ridimensiona l’aspirazione al benessere.

Ma da che cosa ci si deve attendere quel potere capace di far recuperare all’uomo il controllo del suo potere?

Dovrebbe provenire dalla società, la stessa che ha perseguito l’ideale di un’economia libera costi quel che costi ma una società del genere dovrebbe adottare una disciplina sociale politicamente imposta che sia in grado di addossare al presente ogni sacrificio a vantaggio delle esigenze del futuro. Dovrebbe nascere un pensiero ideologico in cui l’economia dei bisogni si ponga in contrasto con l’economia del profitto.

Ma tutto dipende da ciò che viene considerato come bisogno.

In questo momento storico, il bisogno è dato dall’esigenza di posti letto in terapia intensiva, dalla disponibilità di personale medico e sanitario, ancora più banalmente il bisogno si concretizza in una “mascherina” per proteggersi dall’incubazione di un virus; e ancora, il bisogno è quello di garantire “soldi freschi” ossia liquidità da immettere nel circuito economico in modo tale da non far fallire reti di aziende e conseguentemente la burocrazia dello Stato e quello di scongiurare la fame nella popolazione.

Di questi tempi si è spesso discusso sul vantaggio di un potere governativo stile totalitario come il “modello cinese” in cui le decisioni del vertice non incontrano nessuna resistenza e possono realizzarsi nella piena attuazione. In questo caso, fortunatamente, siamo di fronte ad un potere totalitario ben intenzionato, perché animato da giuste convinzioni ma se ci trovassimo di fronte ad un élite che persegue l’economia comunitaria del profitto, che vuole assumersi la responsabilità “etica” del nostro futuro?

Se ci fosse, in questa élite del profitto, una sorta di utopia ben costituita con alla base un credo “moralista” per cui sopravvivere e subire delle perdite di vite umane giustificherebbe la realizzazione di un progetto futuro più grande, ossia un traguardo promesso al prezzo di alcune privazioni, forse, potrei capirlo, ma si tratterebbe comunque di un inganno di massa che farebbe leva su un principio paura.

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