storia di un’estrazione a sorte e di privilegi

“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”

In un periodo così devastante per la vita della Repubblica democratica fondata sul lavoro, in cui la sovranità appartiene al popolo, in cui oggi il bollettino di guerra ha registrato oltre 10.000 morti per COVID- 19 e in cui viene chiesto uno sforzo a commerciati, imprenditori, agricoltori, liberi professionisti di dover andare avanti con seicento euro al mese, al momento garantiti per il mese di Aprile, perché il lavoro, si proprio quello su cui si fonda la nostra Repubblica, potrebbe essere perso per sempre da una grande fetta di italiani, VOI come fate a non dare l’esempio attraverso un atto di grande democrazia e civiltà, ma soprattutto di responsabilità, come fate ad andare avanti senza tagliarvi il cosiddetto “indennizzo”?

Quando pensiamo alla democrazia non possiamo fare a meno di pensare ad Atene (800 a. C,) la polis per eccellenza, ci vengono in mente le famose agorà in cui i cittadini maschi si sfidavano a suon di dialettica: l’arte del saper parlare e convincere con argomentazioni valide.

Ma la democrazia è nata senza spargimento di sangue? Non è così, anche nella florida e pacifica Atene esistevano le caste, come esistevano in fin dei conti nell’antico Egitto in cui la società era appunto piramidale si nasceva e si moriva nella casta ereditandola; nell’induismo dove la reincarnazione dell’anima seguiva una “via terrena” che dipendeva dalla casta di appartenenza dalla quale era impossibile uscire; se nascevi in una casta elevata aspiravi alla purezza dell’anima per il resto non esistevano alternative. Nella società Assira esisteva la casta dei sacerdoti che aveva una grande autorità poiché depositaria dello studio degli astri.

Permettetemi una digressione: ovviamente, il concetto di casta, era contemplato al maschile, come il concetto di democrazia nella storia e come la gerarchia di potere nella religione. Erotodo nel libro “Le Storie” ci racconta che nella società assira ogni donna era costretta, almeno una volta nella vita prima di diventare sposa a compiere un sacrificio, quindi ad unirsi con uno straniero che, in cambio le lasciava una somma di denaro la quale non poteva essere rifiutata. Neanche le donne più ricche e belle potevano esimersi da questo destino. Le brutte al più rimanevano in attesa per anni.

Ma ritorniamo all’Atene democratica. Polis non è solo il centro urbano ma il concetto che vuole esprimere è la collettività dei cittadini, l’insieme di una comunità che deve partecipare alla vita politica. Ma come? Loro dovevano collaborare per garantire il buon funzionamento e il benessere della polis. Belle parole di ampio respiro comunitario, certamente, fin qui tutto bene fino a quando la classe sociale più ricca non iniziò a perseguire unicamente i propri interessi, riducendo il resto della popolazione in miseria. I ceti popolari iniziarono a mettere in discussione i privilegi dei potenti e la polis venne gradualmente riformata ma l’odio divenne profondo quando Solone nel 594 a.C. creò un consiglio di centinaia membri che avrebbero dovuto rappresentare e tutelare tutti i cittadini, anche quelli poveri. Infatti, nell’Atene democratica solo i membri anziani delle famiglie aristocratiche potevano eleggere gli arconti, ossia i governatori della città e certo, non andavano ad eleggere i maschi dell’ultima casta.

Ed è proprio qui che si ricorre al sorteggio per mettere fine all’odio.

Nel 508 a.C. Clistene, che era stato anche arconte e che doveva governare la città decise di ricorrere al sorteggio, costituendo un consiglio di 500 membri in modo da garantire la massima partecipazione possibile alla vita politica: qualsiasi cittadino sia residente in città che lungo le coste dell’Attica, indipendentemente dal suo livello di ricchezza, poteva entrar a far parte della bulè. Questa è la storia della polis democratica e qui risiede il concetto di benessere collettivo perché gli ateniesi divennero tutti ugualmente risposabili al buon andamento della vita politica.

Analogie e differenze con le democrazie contemporanee: esiste ancora la casta? Quasi tremila anni di storia dall’Atene democratica ma quella più evidente è la casta dell’aristocrazia politica. Abbiamo 630 deputati e 315 senatori, i parlamentari hanno l’immunità ossia la libertà di esercitare liberamente il proprio mandato senza essere sottoposti a persecuzione politica e se tradiscono l’elettorato invece di rinunciare alla carica possono passare al gruppo misto o ad altre coalizioni; possono essere eletti anche se hanno un procedimento in corso che non sia arrivato al secondo grado di giudizio; esiste, solo per loro, il quarto grado di giudizio in ordine alle misure riguardanti le libertà personali; viene erogato un vitalizio alla cessazione della carica e comunque al superamento dell’età anagrafica per deputati, senatori e consiglieri regionali; difficile decifrare lo stipendio di un parlamentare perché loro non hanno lo stipendio come i comuni mortali, ma hanno “l’indennizzo” e poi si aggiungono altri costi come “rimborsi” e “spese”, “diaria”, “viaggi” insomma si può dire che un deputato e un senatore prendono circa 12.500 euro netti al mese. Sono un totale di 11.812.500 euro netti al mese che lo stato italiano spende solo per il parlamento. Poi bisogna contare il governo e tutti i funzionari dipendenti dello stato.

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